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Origini funzioni ed usiNel panorama mitologico e leggendario delle civiltà mediterranee, l'olivo trova diversi riscontri in merito all'origine e alle sue qualità. Era particolarmente caro ad Atena e veniva conservato gelosamente nell'Acropoli. Da un seme di olivo raccolto da Ercole ai confini del mondo, nacque il bosco sacro a Zeus, dalle cui fronde venivano intrecciate le corone per i vincitori dei giochi olimpici. La colomba mandata da Noè dall'arca per sapere se le acque del Diluvio Universale si stavano ritirando, ritorna portando un ramoscello d'olivo. La leggenda attribuisce la sua propagazione ad Aristeo. Questo dio-pastore viaggiò moltissimo e fu anche in Sardegna e in Sicilia, dove era particolarmente venerato dai raccoglitori d'olive. Gli antichi vedevano in lui l'inventore dell'olio e dei torchi. Lo troviamo citato ne Vecchio e nel Nuovo testamento, in Virgilio, Omero e in tanti altri scrittori d'ogni tempo. L'olivo coltivato (la pianta che i greci chiamavano attiqua e i romani olea) deriva dall'olivo selvatico (l'oleaster dei romani, da cui il termine di olivastro passato nel vocabolario botanico moderno). La trasformazione dell'olivo selvatico a pianta coltivata (olea europea) sembra sia dovuta ai popoli dell'angolo Sud-Est del Mediterraneo, e i modo particolare ai Siriani. La coltivazione dell'olivo ben presto poi passò dall'Asia minore alle isole dell'Arcipelago fin ad arrivare in Grecia. Infatti, dai greci, o forse, prima ancora di essi, dai navigatori fenici, la coltura dell'olivo fu trasmessa nel bacino orientale del Mediterraneo. "Fenestella, citato da Plinio, sosteneva che prima dell'epoca di Tarquinio il vecchio (580 a.C.) né l'Italia (vale a dire il Latium), né la Spagna, né l'Africa (vale a dire l'attuale Tunisia) lo conoscevano ancora. Esso fu introdotto a Roma, a quanto pare, dai greci della Campania; le parole latine olea, oleum, e la maggior parte dei termini tecnici relativi alle diverse specie di olive e ai processi di fabbricazione dell'olio derivano direttamente dal greco". In Italia, nel giro di pochi secoli, l'olivocoltura fece passi da gigante, tanto che nel I° sec. a.C. Roma esportava olio nelle province. Sotto l'impero romano l'olivo era ormai presente in tutto il mediterraneo. L'olivo e l'olio estratto dal frutto di questa pianta, hanno assunto nel tempo diverse funzioni ed usi. Per i Greci l'olivo era un emblema di fecondità e di purificazione; infatti, a volte i cadaveri venivano ricoperti con le sue foglie. Gli ateniesi lo consideravano come un albero nazionale. Per i Greci l'olivo era soprattutto un simbolo di pace e di vittoria. Una simbologia che è continuata a vivere nel cristianesimo. I Greci e i Romani facevano grande consumo di olio di oliva. Oltre che per l'alimentazione e l'illuminazione, essi se ne servivano per la cura del corpo. Gli eroi di Omero, dopo il bagno, si ungevano il corpo con l'olio di oliva. Gli atleti romani, riprendendo un costume presente nei Greci, prima delle gare si cospargevano il corpo d'olio. Le lampade ad olio furono inventate probabilmente dagli Egiziani. I Fenici hanno fatto conoscere ai Greci le lampade di argilla e di bronzo, e i coloni greci dell'Italia meridionale in seguito ne hanno rivelato l'uso ai Romani. L'olio veniva anche utilizzato per la fabbricazione di alcuni tessuti di lino, al fine di renderli più morbidi ed assicurarne la durata nel tempo, e in alcune cerimonie religiose (i Romani lo usavano in occasione dei matrimoni per ungere gli stipiti delle porte). Questa funzione sacrale è continuata poi nella religione cristiana con il suo impiego nella impartizione di alcuni sacramenti, nell'ordinazione sacerdotale e nella consacrazione delle chiese. Nella cultura popolare tale sacralità arriva a mutarsi in superstizione e presagio di sventure nel momento in cui per motivi vari, non certo dipendenti dalla persona, esso viene a cadere.
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